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BELPASSO NON DIMENTICA BORSELLINO

“ Il dialogo Stato/mafia, con gli alti e i bassi tra i due ordinamenti, dimostra chiaramente che Cosa Nostra non è un antistato, ma piuttosto un’organizzazione parallela ”

Giovanni Falcone, 1991

 

Comunicato stampa

Parlate della mafia, parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.

Sono state queste le parole di Paolo Borsellino che hanno accompagnato l’iniziativa svoltasi a Belpasso nella notte tra il 18 e il 19 Luglio, giorno in cui si commemora la strage in cui venne barbaramente ucciso il magistrato palermitano. Un'iniziativa spontanea e libera, mirata non solo a tener vivo il ricordo di quegli uomini e di quelle donne che hanno dato la vita in nome della legalità e della giustizia sociale, ma finalizzata soprattutto a ricordare che la lotta alla mafia è una battaglia quotidiana, costante, comune. Costante e quotidiana perché va contrastata in ogni occasione in cui il compromesso si sostituisce alla trasparenza e alla limpidezza del pensiero e dell'azione. Comune perché essa non va delegata né affidata ad altri e a pochi, ma combattuta, osteggiata, denunciata sempre e ovunque, poiché "La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”
(P. Borsellino)

Ed è questo che, nella notte di lunedì 18, ha spinto un piccolo gruppo di giovani belpassesi, quegli stessi giovani a cui ogni società delega sempre immense speranze di rinnovamento e infinita
fiducia di cambiamento, a parlare di mafia, nella speranza che ogni cittadino potesse finalmente sentire, ascoltare, prestare attenzione.

Circa 300 volantini, posti lungo tutte le vie principali del paese, hanno parlato ed hanno gridato le storie di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Antonio Ingroia, don Peppe Diana, Roberto Saviano, Serafina Battaglia, Gian Carlo Caselli, Libero Grassi, Giuseppe Fava. Uomini che hanno sostenuto e sostengono tutt’ora che la lotta alla mafia è innanzitutto una responsabilità della politica perché “La mafia non si alimenta dall’assenza delle istituzioni, ma dalla presenza di istituzioni disattese, distratte, poco efficienti o, peggio ancora, conniventi” e perché “La mafia condivide gli stessi interessi della componente più spregiudicata della classe dirigente del nostro paese: l’interesse al sacrilegio delle risorse, e all’accumulazione illecita del capitale, l’interesse all’immunità, alla riconduzione del consenso, alla perpetuazione del proprio stesso potere”.

Nel corso della stessa notte, inoltre, è stato affisso un grande puzzle rappresentante la storica foto in bianco e nero che ritrae i due giudici Falcone e Borsellino insieme. Tanti pezzi a ricordare che “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e quindi anche una fine” (Giovanni Falcone).

 

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